Ai bambini piace il craniosacrale

Il linguaggio del pianto: vediamo come interpretare le emozioni e il sentire dei piccoli quando non hanno ancora conquistato la capacità di parlare. Capirli, significa aiutarli a crescere in equilibrio e benessere.

A cura di Luisa Brancolini 23 Mar 2017
Ai bambini piace il craniosacrale

I neonati e i bambini amano raccontare le loro storie e comunicare le loro esperienze: il linguaggio che usano è universale, fatto di gesti, pianti e gemiti. Comunicano senza parole, esprimono le loro emozioni in modo chiaro e preciso e quando si sentono ascoltati, riconosciuti e accolti si rilassano empaticamente. Se abbiamo la capacità di comprendere il linguaggio corporeo, quei movimenti che arrivano dalla profondità della psiche del bambino, e il loro significato, possiamo iniziare a conoscere ad un livello più profondo quel neonato e a sostenerlo appropriatamente nel suo percorso di crescita. Questi movimenti che arrivano dalla psiche e che possono esprimere rabbia, tristezza o stress, sono correlati con diverse espressioni di pianto. Succede spesso però che queste espressioni non vengano viste perché il pianto del neonato genera nei genitori (e nel caregiver) una risposta rivolta alla risoluzione del problema.

Quando il pianto parla...
Ci sono fondamentalmente due tipi di pianto: il primo è quello che esprime il bisogno del momento presente, come il bisogno di essere cambiato, nutrito o preso in braccio; questo è il tipo di pianto che tutti possono riconoscere. Il secondo è chiamato pianto del ricordo o della memoria, quello che viene spesso accompagnato dal linguaggio corporeo del neonato (il Baby Body Language) ed è proprio attraverso questo linguaggio che il bimbo esprime sentimenti ed emozioni, come per esempio la tensione o lo stress.
Ascoltare la qualità del pianto, accogliendo quello che il bimbo ci vuole comunicare, diventa di grande importanza per aiutarlo ad affrontare e a trasformare queste emozioni. Offrire conforto o distrazioni, seppur con le migliori intenzioni, non porterà il risultato di accogliere e di far rilassare il piccolo, che probabilmente continuerà a piangere sentendosi ancora meno compreso.

 ... deve essere compreso
Sappiamo bene che è proprio raccontando la storia a qualcuno che ci ascolta empaticamente che riusciamo ad averne una comprensione più profonda e a “lasciarla andare”. Se abbiamo avuto una giornata molto stressante sul luogo di lavoro, se abbiamo litigato con un collega o con un amico, quando torniamo a casa vogliamo condividere questa esperienza con il nostro partner. Mentre raccontiamo quello che ci è successo, può capitare che non ci sentiamo accolti e sostenuti, ma riceviamo un feedback del tipo: “Stai tranquillo, non ti preoccupare, non è niente” oppure “Dai, prenditi un caffè, vedrai che ti sentirai meglio”, mentre quello che ci farebbe sentire davvero compresi sarebbe che l’altra persona dimostrasse di aver veramente capito, senza cercare di sminuire l’intensità del nostro sentire.

Ascoltare i ritmi del respiro della vita
Il cuore dell’approccio craniosacrale biodinamico è proprio la capacità dell’operatore di ascoltare e accogliere il neonato così com’è, nella sua interezza,  rimanendo in contatto con la quiete e con le forze originarie che creano e mantengono la salute.
L’operatore craniosacrale attraverso la sua centratura, un contatto delicato e l’orientamento a un campo ampio può favorire l’emergere della storia, dei sentimenti e delle emozioni, permettendo al bambino di esprimersi totalmente, di trovare nuove soluzioni e di lasciare andare le tensioni sentendosi ascoltato e accolto. Durante la sessione di craniosacrale con un bambino o con un neonato è importante coinvolgere anche i genitori poiché è proprio a loro che il bimbo vuole far sapere tutta la storia. Quindi il genitore seduto tiene il suo bimbo in braccio o vicino a sé, l’operatore trova una posizione comoda, si sistema vicino a loro aspettando di essere invitato per entrare in contatto con il bambino. Il contatto cambia a seconda di quello che viene manifestato durante la sessione, ma rimane sempre aperto alla percezione della quiete e dei ritmi lenti del Respiro della Vita. Questo approccio delicato permette l’emergere delle risorse, facilitando il ristabilirsi di un equilibrio e una maggiore intesa tra genitori e figli.

Nascere, l’esperienza più forte
Una storia che i bambini amano manifestare riguarda il modo in cui sono venuti al mondo, vogliono far sapere come si sono sentiti e quanto questa esperienza è stata intensa per loro. Il processo di nascita è una delle esperienze più forti della nostra vita, come neonati possiamo sperimentare momenti di stress e di compressione legati allo spazio molto ristretto nel quale ci troviamo durante le ultime settimane nella pancia e il passaggio attraverso il canale del parto. I punti più vulnerabili sono la testa, il viso e le spalle.
Ci potrebbero essere anche tematiche psicologiche profonde derivanti dai momenti stressanti dei diversi stadi del parto. Affrontare e lavorare su queste tematiche ci permette di vivere una vita più piena e di liberarci dalle false credenze, che ci inducono a ripetere le dinamiche che abbiamo sperimentato nel parto stesso. Attraverso l’ascolto profondo di un operatore di biodinamica craniosacrale, i bambini possono riscoprire la potenza e le risorse che non sono stati in grado di contattare durante la nascita e utilizzare questa esperienza per aprirsi a nuove opportunità di vita.
Se immaginiamo un neonato che durante la nascita ha avuto il cordone ombelicale avvolto intorno al collo, l’esperienza di questo bambino è che ogni volta che cerca di spingersi in avanti si sente strangolare e perde la connessione con la propria energia vitale. Questa esperienza potrebbe creare la credenza che spingersi in avanti sia pericoloso e determinare atteggiamenti inconsci che non lo fanno vivere con pienezza.

Il pianto della memoria
Durante la sessione di craniosacrale, il bimbo che è nato con il cordone intorno al collo potrebbe mettersi nella posizione in cui era nella pancia della mamma e incominciare a fare movimenti e gesti che fanno capire quello che è successo. L’operatore, accogliendo empaticamente il neonato e tutte le sue manifestazioni, potrebbe far contatto ai piedi e sentire che il bimbo inizia a manifestare un impulso, iniziando ad avere la consapevolezza di potersi muovere in avanti senza paure. A questo punto del processo, il bimbo vuole far sapere come è stato per lui quel momento e probabilmente inizierà a piangere. Questo è quello che chiamiamo un pianto della memoria: il bimbo sta raccontando la sua storia e sappiamo che ogni esperienza difficile rivissuta in contatto con delle risorse, è una possibilità per evolvere attraverso lo stare con quello che c’è.

Per una vita piena e gratificante
Con l’aiuto di un operatore in craniosacrale è quindi possibile esplorare il processo di nascita, affrontare le difficoltà, riconnettendosi con la propria interezza. Come lo sciamano dei tempi antichi aiutava a riconnettersi con le varie parti del corpo, così gli operatori in craniosacrale facilitano la riconnessione con i ritmi lenti, con le risorse  originarie e l’interezza,  creando le condizioni e l’accoglienza necessarie per l’evoluzione dei bambini, in modo che possano vivere una vita piena e gratificante e manifestare le loro potenzialità di dare amore.
Come ha detto Matthew Appelton, alla Conferenza dell’Associazione CranioSacrale Italia “Fare campo per fare anima – Ai bambini piace il craniosacrale” (Abano Terme, ottobre di quest’anno): «Non è mai troppo tardi per avere una nascita felice».

 

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