Il tocco della vita

Importante nei primi mesi di vita una corretta interazione di tipo tattile e uditivo

A cura della redazione 06 Oct 2016
Il tocco della vita

Vuole la leggenda che l'imperatore Federico II abbia condotto un singolare esperimento. Comandò che alcuni bambini venissero sottratti alle madri e affidati a balie che però dovevano limitarsi a soddisfare i bisogni primari dei piccoli: nutrirli, dissetarli e lavarli. I bambini dovevano essere toccati il meno possibile, riducendo al minimo le interazioni, e soprattutto non bisognava parlargli. L'imperatore era curioso di sapere quale lingua quei poveri cuccioli avrebbero parlato. Il risultato dell'esperimento? Secondo la leggenda tutti i bambini morirono. Si dirà che è solo una leggenda. Eppure, subito dopo la seconda guerra mondiale, gli psicologi John Bowlby e Rene Spitz, per conto delle Nazioni Unite, esplorarono gli orfanatrofi, a quel tempo molto affollati, per verificare sul campo gli effetti sui bambini della privazione di "relazione simbiotica". I piccoli orfani erano magari ben nutriti e curati dal punto di vista igienico ma certamente non ricevevano le stesse attenzioni che le madri riservano ai figli: erano meno stimolati dal punto di vista uditivo, visivo, tattile. Meno amore, meno attenzioni, meno contatto. Gli psicologi si accorsero che quei bambini dormivano pochissimo, tremavano, non crescevano, piangevano in continuazione, e col trascorrere dei giorni sviluppavano un aspetto sempre più emaciato. Soffrivano cioè di una malattia denominata "marasma": dei 34 bambini seguiti da vicino dai due ricercatori, 27 morirono entro un anno. L'insegnamento che se ne trae è molto semplice. Come ricorda la psicanalista Jane Goldberg, il bambino in utero è continuamente stimolato dal punto di vista uditivo e tattile (il battito del cuore, le contrazioni dei muscoli intestinali, i movimenti e i suoni della madre). Dopo la nascita, il bisogno di interazione, lungi dallo scomparire, continua ad essere fondamentale per favorire il corretto sviluppo della mente e del corpo. Vorremmo dire che quel bisogno non cessa mai del tutto e dimostra che tutte le potenzialità delle nostre esistenze possono dispiegarsi pienamente solo quando ci sentiamo parte dell'ambiente che ci circonda. Non un corpo estraneo. Magari perché sappiamo di stare a cuore a qualcuno o perché semplicemente sentiamo il vento e la carezza del sole sulla nostra pelle.

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