Tutto quello che avreste voluto sapere... Sullo shiatsu

Ciò che realmente differisce è l’approccio personale di ciascun operatore, quello che esperisce con le pressioni, la relazione che si instaura durante il trattamento tra l’operatore e il ricevente (spesso chiamati, rispettivamente, Tori e Uke).

A cura della redazione 12 Oct 2017
Tutto quello che avreste voluto sapere... Sullo shiatsu

Con lo Shiatsu si tocca la Vita delle persone, indipendentemente dalla tecnica usata o dal modello culturale che decido di applicare per strutturare il mio trattamento, che siano i meridiani della Medicina Tradizionale Cinese, o le mappe di Namikoshi, o una qualsiasi delle molte altre tecniche sviluppate dai vari Maestri nel corso degli anni. Non esiste una Verità, esistono interpretazioni. Anche qui, se chiedessimo ai venti Shiatsuka che stanno scrivendo questo articolo, ciascuno direbbe la sua e chissà quali discussioni ne verrebbero fuori. Salvo poi, una volta in ginocchio sul tatami, vederle tutte dissolversi come neve al sole. Quando inizio un trattamento non penso alla storia dello Shiatsu, ai Maestri, a quale metodo applicare. Penso solo che sono lì, con il mio Uke, a fare ciò che mi piace di più. Prendo contatto e mi immergo nelle pressioni, assaporo le sensazioni che Uke mi restituisce, mi prendo cura di lui e, contemporaneamente, di me stesso. È come quando si nuota in acque calme: non pensi a quello che fai, lo fai e basta. Con spontaneità, naturalezza. A volte il pensiero è presente, a volte vaga senza meta precisa. Ad un certo punto mi accorgo che l’ora è finita: apro gli occhi e ringrazio il mio compagno di viaggio. Due parole, fissiamo il nuovo appuntamento e ci salutiamo. Ogni persona ha una storia e un motivo che lo hanno portato a scegliere di ricevere dei trattamenti, ma non è importante sapere quali sono: lo Shiatsu non cura nulla, ma si prende cura di tutti. Ed è bello, anche a distanza di mesi, vedere i propri Uke e notare l’evoluzione che hanno avuto nel corso dei nostri incontri: volti sorridenti, alleggeriti da ciò che più li affliggeva o, comunque, non più soverchiati da ciò che, a volte, ancora li affligge. Intraprendere il percorso formativo per diventare un Operatore Shiatsu è, probabilmente, la cosa migliore che ho fatto nella mia vita. A chi mi chiedesse perché ho iniziato, non saprei dare una risposta precisa, ma potrei dire con precisione che cosa, questo percorso, mi ha portato: ho ripreso contatto con me stesso, ho cambiato il mio modo di vedere il mondo, ho acquisito serenità d’animo, benessere, un’impagabile rete di amicizie, una lunghissima serie di meravigliose esperienze umane, formative, lavorative. Ho faticato, gioito, raggiunto obiettivi che non mi ero neppure posto. In tre parole, ho cambiato vita. La buona notizia è che non è difficile ed è alla portata di tutti.

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