Bio plastica: ricerca per un futuro green

Italians do it better. Una sentenza, soprattutto all’estero, valida anche per la ricerca. È infatti di recente comparsa la notizia di un progetto dell’Istituto italiano di tecnologia legato alla produzione di plastica ottenuta interamente dagli scarti vegetali. In poche parole, plastica 100% bio. Nel doppio vantaggiosissimo senso di biologica e biodegradabile.

A cura della redazione 03 Oct 2017
Bio plastica: ricerca per un futuro green

La plastica di origine vegetale esiste già da tempo. Ma si tratta di un tipo di plastica utilizzabile solo in certe applicazioni, dai costi molto elevati, e che richiede processi produttivi altamente inquinanti e con alti esborsi energetici. Tuttavia il fermento creativo attorno al progetto non sembra dare segni di stanchezza e, anzi, fioriscono giorno dopo giorno brevetti e soluzioni in merito, più o meno ortodosse: bioplastica dagli scarti di banana, dalle barbabietole da zucchero, dalle bucce dei pomodori (al cui sviluppo stanno lavorando niente meno che “aziendine” quali Ford, sì, proprio la casa automobilistica e Heinz, colosso tedesco delle salse alimentari) e, addirittura, dalle acque reflue. All’Iit, l’Istituto italiano di tecnologia con sede a Genova, lavorano 1300 persone: il 44% sono stranieri, 54 le nazionalità coinvolte nei progetti di ricerca; un ulteriore 17% è costituito da italiani “esodati” all’estero e rientrati in patria dopo esperienze fuori sede. Ma soprattutto, l’età media si aggira intorno ai 34 anni e il 41% delle persone impiegate nelle start up di ricerca e sviluppo sono donne. Un modello di impresa virtuosa, giovane e rosa. E attenta alla sostenibilità ambientale futura. Nel polo genovese dell’Istituto, a qualche chilometro dalla città vecchia, nella campagna industriale e hi-tech che circonda il capoluogo ligure, la start up più interessante sembra coinvolgere la produzione di plastica al 100% bio. Il team di giovani scienziati, guidato da Athanassia Athanassiou, ha già depositato e protetto i brevetti per questo nuova tipologia di materiale plastico a impatto zero. Realizzato al 100% da fibre e scarti vegetali, il nuovo prodotto è ora al centro di un proficuo dibattito tra scienza e impresa, alla ricerca di investitori, aziende e imprenditori che sostengano il progetto, al fine di sondarne utilizzi e potenzialità su nicchie ristrette di produzione in vista della commercializzazione su larga scala. Per quanto riguarda i finanziamenti, l’Istituto riceve dallo Stato 95 milioni di Euro all’anno. Che uniti ai 60 raccolti da finanziatori privati per le start up e le idee d’impresa, costituiscono un capitale da ottimizzare sugli sviluppi dei numerosi progetti del centro. Ad alto coefficiente tecnologico, ma soprattutto a basso impatto ambientale.

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