Un'antica storia di colori naturali

Conosciute e adoperate sin dalla preistoria, le piante tintorie costituiscono una riserva di coloranti naturali poco utilizzata nel ciclo produttivo industriale per via della bassa resa produttiva, ma altamente conveniente per l’impatto ambientale e per la salute. L’attuale Politica Agricola Comune (PAC) ne promuove l’utilizzo e lo sviluppo con piani di produzione multifunzionale, mirati ad evitare il sovrasfruttamento di una risorsa / prodotto in un unico comparto produttivo (ad esempio le piante officinali come mera produzione alimentare). Anche per questo motivo, la superficie di terreno agricolo convertita alle erbe officinali, soprattutto in aree ad agricoltura avanzata, è in aumento e si stima che interessi circa 70.000 ettari del territorio europeo dei quali, secondo i dati forniti dall’ultima grande ricerca IFOAM (2008), 29.054 ettari sarebbero condotti secondo le regole dell’agricoltura biologica. In Italia, le specie maggiormente coltivate sono frassino da manna, iperico, lavanda, liquirizia e menta piperita.

A cura della redazione 14 Oct 2017
Un'antica storia di colori naturali

LA RACCOLTA

La stagione di raccolta dipende dalla specie, dalla data di semina, dalla durata del ciclo di coltivazione e dalla parte della pianta da raccogliere. Per le colture adatte al territorio italiano, il periodo più indicato va dall’inizio dell’estate fino all’inizio della stagione autunnale. Gli elementi più utilizzati nelle piante tintorie, come in quelle spontanee, per la colorazione di stoffe e superfici di vario genere, sono le radici e i bulbi e le propaggini esterne come le cortecce, le foglie e i fiori e frutti. Per quanto riguarda rizomi e bulbi, si raccolgono in autunno e in inverno, durante il periodo di riposo, da piante mature di almeno 2 o 3 anni. Il tempo ideale di raccolta per le cortecce è invece l’inizio della primavera, quando la parte esterna della pianta o del ramo da potare è secca e si stacca più facilmente. Le foglie vanno raccolte quando sono completamente sviluppate, ovvero tra la fine della primavera e l’inizio dell’autunno. Così come i fiori, che vanno raccolti quando sono in piena fioritura, o i frutti, da staccare dalla pianta a maturazione avvenuta per la maggior concentrazione delle sostanze tintorie. Come generale accorgimento, durante la giornata il lasso di tempo più opportuno per raccogliere parti di piante tintorie è di prima mattina, quando, una volta evaporata la rugiada, nei tessuti della pianta si sono accumulate grandi quantità di pigmento.

ESSICAZIONE E CONSERVAZIONE

Prima regola d’oro per essiccare le piante in modo naturale e corretto è la scelta del luogo. Focalizziamo la nostra ricerca su un ambiente ben areato e assolutamente non esposto alla luce del sole. Questo ci consentirà di far asciugare rapidamente i tessuti vegetali, disperdendo l’acqua accumulata e di impedire la foto-ossidazione dei pigmenti da utilizzare per la tintura. Disporre quindi il materiale selezionato per la colorazione su di un unico strato, all’interno di cassette, vassoi o rastrelliere e ricopriamolo con un telo. Si possono utilizzare anche le cassette da frutta in legno, che per economizzare gli spazi si prestano bene ad essere impilate una sull’altra e permettono una buona ventilazione. Essiccare gradualmente le parti di pianta o le piante selezionate, rimanendo all’interno di un range di temperature compreso tra i 20 e i 33 gradi centigradi, facendo attenzione a non oltrepassare i 36 gradi per non danneggiare i pigmenti. Frutti e bacche vanno utilizzati freschi, senza essicazione, oppure surgelati e utilizzati in seguito.

Scopriamo le 3 piante più comunemente utilizzate nel bacino del Mediterraneo, che trovano quindi nel nostro clima il terreno ideale per la coltivazione e lo sviluppo e che possiamo adoperare in tutta sicurezza per la pittura delle nostre pareti di casa: sono la reseda, la robbia e il guado, che danno le colorazioni primarie originali da cui ottenere poi un numero illimitato di sfumature a seconda dei mordenti utilizzati...

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