Le mani di Gargas

Risalgono a circa 30 mila anni fa: un emozionante contatto col mondo dei nostri antichi progenitori.

A cura della redazione 20 Sep 2016
Le mani di Gargas

Nel sud della Francia, non distante da Lourdes, troviamo la grotta di Gargas, una tra le più affascinanti testimonianze della vita dei nostri progenitori del Paleolitico. A differenza delle altre grotte pirenaiche, Gargas mostra al visitatore non dipinti parietali o incisioni nella roccia ma decine di impronte di mani risalenti all’Aurignaziano, cioè a circa 30 mila anni fa. L'incontro con queste mani, lo assicuriamo, non lascia indifferenti: le immagini sono state lasciate da uomini, donne e bambini. I nostri bambini, soprattutto, sono irresistibilmente attratti, le vogliono toccare. La sensazione che proviamo è quella di un contatto che trascende il tempo: loro erano come noi (Homo sapiens), e ciò che rimane delle loro vite è ben custodito nelle profondità della montagna.

Possiamo risalire al significato?

Ma perché a Gargas hanno lasciato così tante impronte di mani sulla roccia? C'è un significato? Un messaggio? Oppure volevano solo dire: “Noi siamo qui, e questa è la nostra firma”? Da tempo i paleontologi si confrontano con questi interrogativi. Diciamo subito che non esiste un accordo generale tra gli specialisti; anzi, le diverse scuole interpretative sono in disaccordo praticamente su tutto. E tra loro sono piuttosto litigiose. Ma c’è un episodio che vogliamo raccontare.

Un cervello come il nostro

Sappiamo che quei gruppi umani erano costituiti da cacciatori-raccoglitori (l’agricoltura e l'allevamento su cui si basa la nostra sussistenza ancora non esistevano), ma quelle persone dimostravano la tipica flessibilità assicurata dal cervello dei sapiens. Erano capaci di sopravvivere in condizioni estreme, e non avevano accendini, lampadine, antibiotici, frigoriferi, termosifoni e scrittura. Sapevano cogliere tutte le opportunità per sfamarsi e sopravvivere, e lo facevano benissimo: noi siamo qui grazie a loro. Per di più, trovavano anche il tempo per creare emozionanti capolavori artistici come nelle grotte di Chauvet, Niaux e Altamira.

Il parere degli sciamani contemporanei

Ancora oggi esistono alcuni gruppi di cacciatori-raccoglitori. Pochi anni fa, i paleontologi hanno invitato i rappresentanti di queste antichissime culture: hanno interpellato i boscimani del Kalahari e un aborigeno australiano. Che cosa volevano dire per loro quelle impronte di mani sulla roccia? La risposta è stata unanime: quelle persone cercavano di raggiungere l'aldilà. La parte più profonda della grotta – hanno dichiarato entrambi – è la fine del nostro mondo. Come scrive Amir Aczel: «La mano si protende verso ciò che sta oltre la grotta, al di là del nostro mondo, e si trova nel regno dei morti e dell'eternità».

Spegniamo la TV e andiamo a Gargas

Non sappiamo se questa interpretazione è corretta. Di certo, ci fornisce un punto di vista inedito, primitivo, non influenzato dalle conoscenze che abbiamo accumulato nel corso dei secoli. Comunque, andate a Gargas e fatevi la vostra idea. I soldi per acquistare il biglietto, per una volta, sono spesi bene.

 

Perché quelle mani appaiono mutilate?

Nella grotta di Gargas le impronte delle mani risultano spesso mancanti di alcune dita. Come mai? Al riguardo, sono state avanzate diverse ipotesi.

1. Sono testimonianze di mutilazioni rituali. Era in voga un tipo di religione di cui però non sappiamo nulla.

2. Il clima era freddissimo: a causa della glaciazione la temperatura media di giorno raggiungeva al massimo i 10-12 gradi centigradi. Durante l'inverno, molti perdevano le dita per congelamento e deficienze alimentari.

3. Era un codice. Quelle impronte, che a noi sembrano mutile, in realtà sono riproducibili con mani perfettamente integre. Disgraziatamente, però, il significato del codice, se esiste, ci sfugge completamente. Non abbiamo la stele di Rosetta che ha permesso di decriptare i geroglifici egizi.

LIbri da consultare prima del viaggio

Amir D. Aczel, Le cattedrali della preistoria, Raffaello Cortina Editore (pagine 224, euro 21,00)

Un ottimo libro per iniziare a orientarsi nel mondo della misteriosa cultura paleolitica. È un libro di parte, sia chiaro, ma proprio per questo coinvolgente, ben scritto, oltre che ricchissimo di informazioni. Aczel tifa per la teoria del grande paleontologo francese Leroi–Gourhan.

André Leroi-Gourhan, Le religioni della preistoria, Adelphi (pagine 176, euro 16,00)

Se vi viene la curiosità, esiste in traduzione italiana uno dei testi più importanti di Leroi-Gourhan. La tesi di fondo è che tutte le tracce lasciate dai nostri avi del Paleolitico rispondano agli assunti di una ben precisa religione arcaica. Nulla è casuale in quelle grotte. Nel caso di Gargas, Leroi-Gourhan era convinto che si trattasse di un codice, che oggi non riusciamo a decriptare.

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