Vaccini: una voce fuori dal coro

  Non c’è una reale emergenza, eppure il decreto che rende obbligatori dieci vaccini è stato approvato. Antonella Ronchi, medico e presidente della FIAMO, ci spiega perché è contraria.

A cura della redazione 19 Jul 2017
Vaccini: una voce fuori dal coro

Dottoressa Ronchi, sul tema vaccini siamo arrivati al dunque. Qual è il suo commento a questa imposizione, nettamente in controtendenza rispetto a quanto avviene nella stragrande maggioranza dei Paesi europei?

Il mio commento è estremamente negativo per diversi motivi.
Sono contraria innanzi tutto perché il provvedimento è presentato come necessario sulla base di criteri scientifici, che sono invece molto discutibili come hanno messo in evidenza molti esperti ascoltati in Commissione Sanità al Senato: la derubricazione di due vaccini, da 10 a 12, sta a dimostrare ulteriormente come questa provvedimento sia frutto di una scelta politica e non scientifica. Non si può fare di ogni erba un fascio e mettere insieme vaccini con profili di coperture estremamente diversi, ad esempio, rispetto al tanto citato effetto gregge.
Sono contraria perché non c’è, per ammissione dello stesso presidente del Consiglio, alcuna emergenza, nemmeno quella del tanto citato morbillo, per prevedere un atto così autoritario e urgente.
Sono contraria perché questo provvedimento va contro tutte le conquiste fatte in campo sanitario negli anni recenti, che sono state frutto di una collaborazione attiva e consapevole con i cittadini, che invece in questo caso vengono trattati da sudditi.
Sono contraria per la vergognosa campagna a senso unico dei media, che hanno messo il silenziatore sul movimento di protesta che sta smuovendo decine di migliaia di cittadini italiani.

Già, i media… E’ evidente che televisione pubblica e quotidiani si siano schierati, salvo rare eccezioni, a favore del decreto legge. Malignamente viene da pensare che dei soldi di Big Pharma, sotto forma di investimenti pubblicitari, non possano proprio fare a meno…

Allora siamo in due a pensarlo….Come dicevo prima, l’assordante silenzio sulla manifestazione di Pesaro a cui hanno preso parte, per ammissione della questura, 40mila persone, mentre gli stessi giornali dedicano articoli alla pur lodevole manifestazione animalista che a Roma ha raggruppato circa duemila persone, la dice lunga sulla posizione dei mass media italiani.

Come giudica il fatto che una questione così delicata, che meriterebbe un dibattito serio e lungimirante, sia diventata una gazzarra volgare e irresponsabile, con i due fronti sempre più lontani e sordi alle ragioni altrui?

La gazzarra è figlia della contrapposizione che si è voluta creare tra fautori dei vaccini senza se e senza ma e un’ampia platea di critici, dai più intransigenti no vax a dubbiosi, che sollevano appunti di metodo. Di qualsiasi vaccino si parli, non è ammesso alcun dubbio riguardo efficacia o sicurezza d’uso. Siamo arrivati al punto che Garattini è stato subito annoverato tra i no vax per aver detto che i dati attuali non consentono di affermare che il vaccino HPV sia un efficace strumento di prevenzione oncologica, cosa che si potrà affermare solo tra qualche decennio.

E nelle scuole che cosa succederà?

A scuola i bambini non vaccinati sono visti come untori, mentre magari gli untori potrebbero tranquillamente essere i genitori stessi dei vaccinati, che possono aver perso nel tempo la loro preziosa immunità, ad esempio, per il morbillo. Si è costruita una campagna di colpevolizzazione di chi ha dubbi per spazzare ogni resistenza, ma non si tiene conto che, come dice la sociologa Nadia Urbinati nel suo libro più recente, siamo ormai in una Società Orizzontale, e questi verticismi possono solo esasperare le contrapposizioni e stimolare un movimento di resistenza, che potrebbe portare a conseguenze inimmaginabili.

C’è addirittura chi sostiene che gli effetti avversi dei vaccini non esistano…

Se lo stato italiano ha sentito la necessità di dotarsi di una legge per il risarcimento dei danni da vaccino, forse ci sarà un motivo. La recente sentenza europea, poi, che riconosce il nesso di causalità tra una vaccinazione e l’insorgere di una grave patologia cronica dovrebbe dare almeno spunti di riflessione.
Se poi vogliamo fare il gioco di chi la vince a bufale, entra in campo anche il ministro della Salute che ha sbandierato in più occasioni centinaia di morti per morbillo mai registrati in gran Bretagna e segna il gol della vittoria per la bufala d’oro!

Da medico e omeopata, qual è il suo giudizio conclusivo su questa vicenda?

Quello che manca del tutto in questa discussione è la consapevolezza che in ambito medico le certezze sono sempre relative, la medicina è una prassi che si avvale della scienza, ma non è certo lei stessa una scienza esatta. Il Pensiero Unico in medicina è quello che accomuna la lotta contro diverse posizioni critiche, dai vaccini alle Medicine non convenzionali.

Passando alla Medicina omeopatica, che tanto la appassiona, come sta vivendo questo momento storico, sia come medico sia come presidente della Federazione italiana associazioni e medici omeopati? Sembra proprio che non venga persa occasione per attaccare la scienza di Hahnemann…

Potremmo in una battuta dire che “molti nemici, molto onore”. Fino a quando la medicina omeopatica interessava solo una parte marginale della popolazione, nessuno se ne interessava. Ma adesso, nonostante i nostri critici enfatizzino un calo nel ricorso a questo approccio medico, la realtà è che in tutto il mondo il ricorso all’omeopatia cresce, quindi bisogna stroncarla, definendola una pseudoscienza o una stregoneria. Se un paese come la Svizzera ha equiparato le prestazioni di omeopatia a quelle della medicina convenzionale al fine dell’erogazione da parte del servizio sanitario  e se l’India ha istituito un Ministero per le medicine tradizionali e complementari, che tra le altre attività promuove ricerca e diffusione dell’omeopatia, il pericolo per chi pretende una totale ortodossia medica si fa davvero serio! E non parliamo della diffusione che sta avendo in Cina, sulla spinta di Hong Kong, dove sta crescendo una comunità di omeopati molto preparati e attivi. Noi del vecchio mondo siamo magari un po’ “ seduti”, ma la forza dell’omeopatia viene dalle giovani leve in giro per il mondo. Mi fa piacere che tu abbia parlato di “Scienza” di Hahnemann, perché proprio questo è il punto: Hahnemann ha voluto costruire un sistema di medicina rigoroso, basato sulla sperimentazione dei medicinali sull’uomo sano, e la nuova fisica della complessità sta dando consistenza a quelle che potevano essere solo delle ipotesi, delle intuizioni ai tempi di Hahnemann: il rimedio unico, la totalità dell’organismo, la diluizione e la dinamizzazione.

Ci sono nuovi lavori che provano l’efficacia dell’Omeopatia? E quali Paesi europei stanno facendo i passi più importanti in campo omeopatico, sia a livello scientifico sia legislativo?

Ho detto prima che il vecchio mondo è un po’ seduto, ma non è del tutto vero: nel campo della ricerca  ci sono contributi interessanti che vengono anche da molto vicino. Un lavoro bellissimo, che non ha raccolto “ovviamente” nessun rilievo mediatico, mentre l’avrebbe decisamente meritato, è quello del team dell’Università di Verona, guidato dal prof. Paolo Bellavite sull’Arnica. Arnica è un medicinale omeopatico usato per i traumi, con una capacità di azione tale che ne fanno ormai uso anche medici senza specifica preparazione omeopatica. Ebbene, Bellavite ha dimostrato in un lavoro scientifico pubblicato su un’importante rivista internazionale che diluizioni omeopatiche di Arnica, quindi acqua fresca per i suoi detrattori, sono in grado di modulare l’attività delle cellule che influenzano la riparazione dei tessuti.
E questa acqua fresca con disciolte concentrazioni non misurabili di medicinali omeopatici, secondo un altro lavoro pubblicato un paio d’anni fa,  è in grado di attivare dei coloranti che reagiscono solo in presenza di differenze di potenziale nella soluzione  con cui sono messi a contatto, mentre la semplice acqua non influenza la loro attività.
Questo giusto per dare qualche piccolo spunto, ma esistono database molto completi ed esaurienti, basta volerli andare a consultare. Un’ultima cosa che ci tengo a sottolineare è il lavoro di critica fatto da un ricercatore assolutamente non omeopata al famoso e citatissimo articolo di Lancet del 2005 che decretava la morte dell’omeopatia e il ricorso all’Ombdusman del Commonwhealth riguardo all’altrettanto citato studio australiano che concludeva che l’omeopatia non ha alcun profilo di efficacia. Studi continuamente citati, ma gravati da vizi di progettazione che li rendono inattendibili.

Per quanto riguarda la disponibilità dei rimedi omeopatici, le nuove direttive in tema di registrazione dei farmaci renderanno più difficile il suo lavoro quotidiano: come pensa di gestire l’inevitabile minore offerta di prodotti da somministrare ai tuoi pazienti?

Dovremo forse tornare a 30 anni fa, prima del 1995, quando cominciò in Italia il percorso di integrazione dell’omeopatia nel settore farmaceutico. Le aziende assicureranno i prodotti più diffusi e prescritti, per i quali avranno potuto sostenere gli oneri del processo di registrazione, e il resto, che comunque  rappresenta una fetta importante di quanto prescritto dai medici esperti in omeopatia, potrà essere messo a disposizione da farmacie attrezzate per la preparazione. Ma questo è tutto un settore che in Italia è da costruire. Oppure ci si rivolgerà per gli acquisti  all’estero, in paesi che hanno applicato con criteri meno restrittivo la direttiva europea.
Le aziende italiane devono ridimensionarsi se non chiudere e quelle straniere vedono aumentare il loro fatturato. E’ questa l’Europa che volevamo? Io certamente no!

A chiudere, c’è un messaggio speranzoso che vuole lanciare ai lettori di Natural Mag?

Hanemann ha sempre incontrato resistenze negli ambienti accademici e commerciali, e noi, suoi seguaci, non facciamo che vivere le stesse situazioni. La medicina omeopatica è troppo lontana dalle logiche di potere e di mercato che governano le cose mediche, ma continua ad appassionare medici e pazienti che trovano in questa medicina una vera presa in carico della persona. Questa è la sua forza  e per questo  anche gli attacchi più violenti non possono distruggerla.

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